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Vacanze estive 2011: città da evitare, casi e umani e teorie varie

21 Ago

Non è ancora settembre e le mie ferie sono già finite, inoltre il riassunto delle mie vacanze estive sta diventanto forse troppo colmo di colpi di scena per far entrare tutto come si deve in un singolo post. Mi avvantaggio.

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Non andate a Vienna!
Io: “Vado a Vienna”, altri (a caso): “Ah! Bella Vienna!”, la risposta è sempre questa che la gente a Vienna ci sia stata o meno. No, Vienna non è bella manco per un cazzo! Non andateci… almeno non a Luglio! Vienna assomiglia ad una città in lenta ripresa da un virus letale a diffusione aerea che ha decimato la popolazione, a parte i turisti, c’è la presenza di adulti con pochi bambini tendenti all’autismo e 32 adolescenti in tutto (li ho contati personalmente), esclusivamente emo, in cazzeggiamento davanti il Museum Quartier. Ecco parliamo delle attrazioni come i musei, solo musei e qualche tizio con il costume da Mozart che vuole venerti biglietti per concerti di musica classica; mi sono trascinata per chilometri controvento e sotto la pioggia per raggiungere il Belvedere dove è esposto il famoso Bacio di Klimt… non c’è museo con peggior illuminazione! Più che le opere ho decisamente ammirato il riflesso di ogni singola finestra sul vetro di ogni singolo quadro. Un punto a favore è che si mangia decisamente bene, ma l’ultimo giorno ne avevo abbastanza di schnitzel che è semplicemente una gigantesca fettina panata, così ho centato con una birra… si, la birra è sempre ottima ed è talmente pesante che vale quanto un pasto completo! Mentre da Starbucks non capiscono, ed il più delle volte si incazzano anche, se vai ordinando un tall black coffee, che non è altro che caffè nero (no cazzo, non ci voglio né latte né zucchero!) nel bicchiere di carta più piccolo, un semplicissimo tall coffee come c’è scritto sulle lavagne-menù alle spalle delle casse di tutti gli Starbucks di tutto il fottuto pianeta!

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Una collezione di casi umani

– Caso umano n°1:
Mi chiama la temibile operatrice Infostrada, quella con l’accento pesantemente calabrese che dice “non ci risulta pagata l’ultima bolletta!” controllo… e mentre rovisto tra la posta sento l’urlo della savana dalla cornetta “Signoraaaaaaa!!!!” nella busta compare il foglio con l’importo marcato in grassetto a caratteri cubitali ma manca il cedolino di pagamento, segue il dialogo tra il surreale ed il trascendentale:

– Manca il cedolino di pagamento nella busta…
– No, signora non è possibile! Controlli bene!
– Manca il cedolino di pagamento nella busta…
– Allora deve andare alla posta e compilarne uno bianco ricopiando i dati dal nostro cedolino!
– Manca il cedolino di pagamento nella busta…

Infine l’operatrice calabrese-infostrada capisce che – Manca il cedolino di pagamento nella busta… e mi lascia i dati che servono a compilare il cedolino della posta, alché vado alla posta, compilo il famoso cedolino, prendo il numeretto e aspetto per un’ora il mio turno che poi durerà non più di 20 secondi.

– Caso umano n°2:
Un ragazzo è alle prese con il mio stesso problema e quindi con lo stesso cedolino, è straniero ed ha avuto la malaugurata idea di chiedere aiuto ad una signora sui 50 (probabilmente e purtroppo madre di famiglia) tipicamente romana, segue il dialogo:

– Allora, qui ci scrivi l’importo in cifre, con i numeri quindi come 1,2,3 e sotto lo scrivi a lettere come a,b,c…
– Si… (con aria divertita)
– A chi è intestato? Alla Wind o all’Infostrada? Quello del cellulare o telefono fisso? Se è il telefono allora è Infostrada!
– Si… ma al telefono mi hanno detto di scrivere questo: Wind Telecomunicazioni Spa…
– Si sono sbagliati sicuramente! Wind è quella dei cellulari, scrivi Infostrada che è quella del telefono fisso!
– Si… con aria interrogativa)
– Eseguito da… ci va il tuo nome!
– Si… ma al telefono mi hanno detto di scrivere il nome di chi paga la bolletta…
– La paghi tu la bolletta no?! Ci va il tuo nome!
– Si… (con aria preoccupata)
– Bravo! Hai scritto tutto bene, ora ricopia tutto sull’altro lato! Ricopia bene eh! Tutto uguale!
– Si… (con aria rassegnata ringrazia)

La signora si vanta con un paio di presenti della sua opera di bene verso il “poverino straniero” mentre questo si avvicina allo sportello. Fortunato, il ragazzo capita con la signora dolce con gli occhiali tondi (la mia preferita tra tutti i dipendenti della posta Tiburtino Sud) che gli fa compilare un cedolino nuovo con tutti i dati corretti.

– Caso umano n°3:
Intanto i numeri scorrono a cifre cubitali rosse sugli schermi accompagnati da un bip, una signora piuttosto anziana si avvicina agli sportelli preventivamente un paio di numeri prima e poi gracchia:
– Sono il numero 156, qual’è lo sportello!
– E’ quello a sinistra! (indica un signore seduto in prima fila)
– E’ questo? (si butta a destra ad uo sportello vuoto e chiuso)
– Signora guardi è lì dove le sto indicando!
– E’ questo? Sono il numero 156! (chiede ad uno sportello poco più in là)
– Signora, è lo sportello 5, a sinistra!
– Sono il numero 156! Dove devo andare? (si ferma inebetita in mezzo alle risate circostanti)

Caso umano n°4:

I numeri avanzano, alché l’uomo in prima fila si alza ed accompagna la signora allo sportello giusto dicendo:

– Io sono il numero 157, faccia prima la signora che è il 156.
– Io non ho segnato il 156, ho segnato il 157 la signora aspetti il suo turno! (allo sportello la 40enne mora tutta in tiro, la dipendente più stronza /ignorante della posta Tiburtino Sud)
– E’ passato il turno della signora se lei ha segnato il numero 157! Non trovava lo sportello!
– Beh! Allora veda qual’è! Io devo fare il numero 157! E’ lei? Altimenti vado avanti!
– (sosprira in un momento di mania omicida ben chiara sul volto) per favore, faccia la signora… e non vada avanti con i numeri… mi faccia la cortesia… (aria molto minacciosa)

Eh… poi uno dice l’odio verso il genere umano…

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Le teorie degli operatori Infostrada sul modem Alice prima e dopo Ferragosto
Nella telefonata del passaggio da Alice ADSL Telecom a Tuttoincluso Infostrada l’operatore aveva ben scandito la frase “Il passaggio è automatico senza dover cambiare né modem né telefono!” poi la sera del 12 Agosto si accende quella malefica spia rossa sul cordless marcato Telecom e le spie del modem Alice che fanno concorrenza alle luci di una discoteca, la connessione che non va. Chiamo il 155 (l’operatore è una donna):

– Salve, è da ieri sera che non riesco a connettermi ad internet…
– Mi dia la marca del modem.
– E’ quello Alice della Telecom, ho fatto il passaggio ad Infostrada qualche mese fa…
– Bene, controllo che non ci siano lavori sulla sua linea…
(attendo)
– No signora, non mi risulta nessun errore né lavori sulla linea, è sicuramente un problema Telecom. Stacchi il modem per 24 ore, se continua a non funzionare richiami.

Richiamo (l’operatore è una donna):

– Salve, è da l’altro ieri sera che non riesco a connettermi ad internet…
– Mi dia la marca del modem.
– E’ quello Alice della Telecom, ho fatto il passaggio ad Infostrada qualche mese fa…
– Bene, allora il problema è di competenza Telecom, chiami la Telecom!
– Ma io non sono Telecom, ho l’abbonamento Infostrada… il modem è rimasto quello che avevo prima che è Telecom…
– Sarà un guasto alla centrale Telecom! Non posso fare niente signora! Richiami dopo Ferragosto!

Richiamo dopo Ferragosto (l’operatore è un uomo):

– Salve, è da una settimana che non riesco a connettermi ad internet…
– Mi dia la marca del modem.
– E’ quello Alice della Telecom, ho fatto il passaggio ad Infostrada qualche mese fa…
– Ah… colleghi il computer con un cavo al modem, controllo la sua linea
(collego, seguo le istruzioni dell’operatore… errore 651)
– Telecom ha staccato il suo modem signora, deve semplicemente comprarne uno nuovo non proprietario da sostituire a quello Alice.

Esco, lascio 54 euro al Mediaworld più vicino, mi connetto e scrivo questo post.

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Dopo Ferragosto siamo inevitabilmente quasi tutti più rilassati, a voi come sono andate le vacanze? Avete anche voi apprezzato per la prima volta l’Italia tornando da un viaggio all’estero? Siete riusciti a rimanere calmi mentre tutti gli altri intorno voi davano di matto? Avete mai provato a navigare per un’intera settimana esclusivamente dal vostro smartphone con lo schermo più piccolo di una carta da gioco francese?

Io domani torno a lavoro… cavolo, non vedo l’ora!

Una bianca espressione coatta

21 Giu

coatto [co-àt-to] agg., s.
agg. Imposto forzatamente, obbligatorio.

Ci sono invece i coatti romani che ignorano il significato del termine forzandosi nei loro tipici costumi. Dimenticate i film di Carlo Verdone ed imitatori di alternatività esagerata, i coatti non sono alternativi per niente! Ma credono di esserlo…

Maschi lampadati omologati in abiti di una taglia più piccola per mostrare il fisico palestrato, non da sportivo ma da rimorchio. Femmine celate sotto un’innumerevole quantità di eyeliner nero e fondotinta giusto per dare quel tocco di mistero… chi di loro sarà veramente un trans?

I concorrenti di Tamarreide, trasmissione in onda su Italia1. Visti in questa foto sembrano anche normali! Diffidate dai tamarri, diffidate!

Non sanno distinguere la destra dalla sinistra (politicamente intendo), quando apprendono un termine nuovo sottolineano giustamente “Quà tutte ‘ste belle parole, ma parla come magni e fai er sincero!“, sono soliti esprimere affetto picchiandosi e mandandosi a fanculo. Durante un dibattito animato (non importa la tematica), in parere discordante dall’interlocutore, la più valida puntualizzazione che sono in grado di fare è di tipo apparente: “Ma vaffanculo che manco te sai vesti’! Guarda come cazzo vai ‘n giro, te pare che me faccio di’ le cose da te!“.

Vero, io non indosso un paio di stivali bianchi, quindi non ho diritto di parola. Certe cose non le posso capire, non faccio parte del gruppo e si vede!

Gli stivali bianchi più inflazionati del momento!

Lo stivale bianco (non panna, non beige ma evidentemente bianco!) è chiaro segno di coattagine, vengono indossati in qualsiasi stagione, anche in piena estate, per le manifestazioni domenicali dei coatti riuniti in luoghi dedicati:  i centri commerciali.

Io non mi ritengo una persona del tutto normale, però mi sforzo quantomeno di sembrarlo, ad esempio se mi trovo in un centro commerciale vuol dire che ho bisogno di comprare qualcosa, chi indossa stivali bianchi al centro commerciale passeggia come se fosse al lungomare di Ostia! Infatti se il mare di Ostia è ormai famoso per le pantegane i centri commerciali romani sono ormai famosi per i coatti.

Ci tengo a sottolineare: ho seri problemi a comprendere la mentalità coatta ma non ho niente contro un paio di stivali bianchi. Però non ritengo giusto che il modello per una “diversamente cool” come me non sia in commercio!

I nuovi mostri

21 Apr

Quando si parla di body modification immagino prima di tutto qualcosa relativo al cyberpunk: le lenti a specchio di Molly Millions in Neuromante, oppure le telecamere di Joystick in Nirvana, credendo di essere ancora molto lontani da qualcosa di davvero figo, anche se l’inglese Richard Whitehead, l’atleta dotato di protesi alle gambe, ha dato “una pista” a tutti  in senso sia figurato che letterale del termine.

Nel basso futuro invece dobbiamo accontentarci di fenomeni da guinnes dei primati… oppure fenomeni da baraccone:

Nella foto qui sopra Lucky Diamond Rich, l’uomo più tatuato del mondo, fa la conoscenza di Neomi Letizia, la prima nota Papi girl. Inutile sottolineare la faccia stupita di Rich di fronte ad una simile trasformazione! Sarà invidia? La piccola Noemi, a soli 20 anni, riesce a dimostrarne tranquillamente 35 dopo essersi sottoposta, negli ultimi 2 anni, a vari interventi di chirurgia plastica. Quale sarà la fonte di ispirazione per questo cambiamento? Chi è la sua icona di stile? Con un po’ di attenzione, senza farvi accecare dal biondo platino dei suoi lunghi boccoli (finti anche quelli), osservate bene:

Ci tengo a puntualizzare che stimo Billy Corgan come artista ritenendolo anche decisamente affascinante! Ma calarsi così tanto nell’interpretazione del video della canzone Ava Adore mi pare esagerato! (E non dite che non ci somiglia perché un altro ritocchino ancora, via i capelli, ed è fatta!)

Prendiamo esempio invece da due vere gnocche fotoniche che hanno utilizzato la body modification per piacere e non per sorprendere (o spaventare):

Cher, 65 anni, nota per i suoi
numerosi interventi di chirurgia estetica.

Kat Von D, famosa tatuatrice.

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